Don Achille Passalacqua

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rassegna stampa locale

Ottobre - Novembre 2009

Mistretta senza Frontiere

In cammino

 

resta sempre accanto a noi

 

 

La malattia che ha segnato e travolto per sempre la vita di Padre Achille si manifesta subdolamente quando non aveva ancora compiuto trentadue anni. E' l'autunno del 1987, Achille ha preso i voti da tre anni e si trova a Roma dove frequenta un corso di Patristica per perfezionare i suoi studi teologici ed esercita il suo ministero in una chiesa di Cinecittą, intitolala alla Madonna di Tindari. Incomincia ad accusare forti mal di testa, naso chiuso, problemi alle prime vie respiratorie. Pensa si tratti di una banale sinusite, ed inizia a curarsi con aerosol ed antinfiammatori. I disturbi aumentano, accompagnati anche da febbre molto alta. Si mette in macchina e ritorna a casa, febbricitante, senza voce e terribilmente contrariato perchè non può proseguire i suoi studi a causa di questo "fastidio" che non gli dà pace.

La situazione si aggrava, i medici non riescono a capire di cosa si tratti, pensano a qualche virus, ma intanto anche i bronchi ed i polmoni sono interessati da questa non meglio identificata forma virale. Viene ricoverato prima all'ospedale di Mistretta, e poi trasferito d'urgenza all'ospedale Regina Margherita di Messina, dove viene sottoposto ad una serie di esami clinici specifici, che però non portano ad una diagnosi precisa. Le condizioni fisiche generali si aggravano, ha perdite ematiche dalla bocca, non riesce a parlare, ha delle tumefazioni ai piedi ed alle mani. Lo staff medico cerca di fare il massimo per cercare la diagnosi giusta e solo quando già si teme il peggio, un giovane medico, Stello D'Andrea, intuisce qualcosa e fa eseguire una biopsia al piede.

Il Natale del 1987 è molto triste per la famiglia; durante la notte il cappellano dell'ospedale gli somministra l'estrema unzione perchè sembra ormai agonizzante. E invece quella biopsia dà finalmente un esito che mette in piena luce di quale malattia si tratti. Una malattia molto rara, da "manuale", come la definiscono i medici, che si studia nei libri di medicina, ma che è molto difficile da riscontrare nella realtà quotidiana. E' una malattia autoimmune, "GRANULOMATOSI DI WEGENER", dallo scopritore della stessa.

E' un vero miracolo, con le cure che iniziano immediatamente a prestargli, a poco a poco si riprende anche se rimane tre mesi all'ospedale. Inizia così una lunga convalescenza, che trascorre in famiglia tra le cure amorevoli della mamma e dei familiari, e incomincia a realizzare che non potrà più avere una vita normale, che non potrà più essere operativo come aveva semore sognato, che i suoi orizzonti si sono ristretti. Ha piena coscienza della croce che sarà costretto a portare, ma è giovane e ha tanti sogni nel cassetto .... pensa di scrivere un libro sulle chiese di Mistretta (è un appassionato cultore di arte e di archeologia, oltre che un "topo" da biblioteca e da archivio) che lui ammirava e visitava già da bambino, quasi in estasi.

Ha però problemi alla vista e non può sforzarla. Dirà a sua sorella Mariella che il libro ce l'ha tutto scritto nella mente, che prima o poi sarà in grado di metterlo giù su carta. La terapia a cui è sottoposto è molto forte e lo debilita parecchio, ma lui non si arrende, e tra un ricovero ospedaliero e l'altro, riprende il suo ministero sacerdotale, un pò in sordina, ma con il vigore di sempre.

Nei primi anni novanta inizia il suo "rapporto" con il Careggi di Firenze, il reparto di immunologia diretto dal Prof. Emmi, uno dei centri più importanti per la cura di malattie rare. Il professore segue l'evolversi della malattia e, di volta in volta, cambia il dosaggio della terapia o la modifica del tutto, a secondo le circostanze cliniche. Le "lunghe degenze" di Firenze, come lui le chiama, sono quelle che lo rimettono in sesto dal punto di vista fisico, ma anche quelle che azzerano i suoi impegni religiosi. Egli, pazientemante, teneva il conto di tutti i giorni passati in ospedale, e praticamente, dal Novembre 1987, fino alla sua morte il 28-10-2009, ha trascorso sei anni e mezzo della sua breve vita ospedalizzato. Un vero record, anche perchè in questi anni è stato sottoposto anche a vari interventi chirurgici causati sempre dall'aggravarsi della malattia. L a ricostruzione del setto nasale (la malattia aveva distrutto tutto il naso internamente e non possedeva più l'olfatto da tanti anni). In buona sostanza, il formarsi "sistemico" dei granulomi all'interno delle cellule del sangue, colpiva i vari organi, lasciando danni irreversibili.

Eppure, nonostante le sue condizioni fisiche gli avrebbero impedito qualsiasi tipo di attività, lui è sempre "un vulcano" e non si ferma un attimo. La parrocchia di Rocca di Caprileone è diventata il perno della sua vita, la costruzione della chiesa, una delle sue priorità. Non si risparmia per niente, riesce a fare quello che una persona in perfetta salute non riuscirebbe mai a fare. Poi, "l'amico WEGENER", come lui ogni tanto ironicamente chiama la sua malattia, si fa sentire più forte, ed è costretto a fermarsi. Si ripiega su stesso, ma solo per pensare a cosa dovrà fare dopo la "pausa" ospedale. Scrive articoli sui giornali, crea un movimento spirituale fra i giovani, tiene contetti con svariati gruppi di preghiera. Si ritrova anche a fare "la cavia da esperimenti", con il suo pieno consenso ovviamente. Terapie nuove che la ricerca immunologica ha messo a punto e a cui lui, di buon grado, accetta di sottoporsi, sempre opportunamente seguito dal prof. Emmi e dalla sua equipe medica.

E' una lotta titanica, durata ventidue anni e conclusasi quella mattina del 28 Ottobre 2009 nel reparto di rianimazione del Careggi di Firenze. "L'amico WEGENER" ha avuto la sua vittoria, si è portato via il corpo martoriato di Achille, ma il suo spirito no, quello vivrà per sempre nella memoria di chi lo ha conosciuto ed amato.

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Ultimo aggiornamento 5/11/2017 - G. Artese