Don Achille Passalacqua

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V° anniversario

28/10/2014

31/05/2012 giorno dell'inaugurazione

ANNIVERSARIO 28/10/2010

 

rassegna stampa locale

Ottobre - Novembre 2009

Mistretta senza Frontiere

In cammino

 

resta sempre accanto a noi

 

 

 

Achille

Caro Achille, vorrei dirti tante di quelle cose che non ti ho mai detto ....... e vorrei fare tante di quelle cose che non ho mai fatto per te ........ tu per me eri una realtà consolidata, un faro, un fratello che è sempre presente anche quando non c'è; tu, pur soffrendo tutti i giorni della tua vita, eri quello forte, che si faceva carico delle sofferenze degli altri e che cercava di mantenere i rapporti con tutti.

Da bambini ci capivamo anche senza parlare, avevamo una complicità particolare, tipica dei fratelli vicini d'età. Litigavamo spesso, ma stavamo sempre insieme. Poi, abbiamo incassato il primo colpo terribile, la malattia e la morte di papà.

La nostra infanzia è finita allora, di colpo. Di colpo siamo diventati grandi e anche responsabili dei fratellini più piccoli.

Siamo stati defraudati, ci è stata tolta la spensieratezza e la capacità di ridere per un nonnulla che avevamo prima. In compenso abbiamo acquistato un senso di responsabilità che ci ha permesso di tenere unita la famiglia e di collaborare con la mamma al meglio delle nostre possibilità.

La mamma ci assegnava i compiti giornalieri e noi ci davamo da fare ...... ricordo ancora i promemoria che ci lasciava sul comodino, prima di andare al lavoro. Io avevo dodici anni e tu quasi undici, ma l'età anagrafica non contava niente, eravamo piccoli ma ci dovevamo comportare da grandi!

Quando la mamma non tornava la sera, perchè aveva qualche processo in Corte d'Assisi a Messina o in qualsiasi altra città, tu provvedevi a chiudere tutte le imposte, a sprangare la porta d'ingresso, mentre io mettevo a letto i piccoli, raccontavo favole infinite e cantavo ninne nanne e canzoncine ....... andavamo incontro alla nostra adolescenza segnati da un dolore intimo che non doveva trasparire all'esterno, perchè i piccoli vivessero un'infanzia felice.

Quando c'era qualche complicazione di salute, subito si allertava il dottore Santangelo, che correva sempre da noi, anche di notte, ci confortava e ci aiutava. Ricordo una terribile notte in cui a Valeria si manifestò il morbillo, con febbrone altissimo, chiazze rosso fuoco e delirio; il dottore restò con noi tutta la notte, fino a quando la mattina alle 7,15 arrivò la domestica, Maria, e prese in pugno la situazione a modo suo. Quando raccontammo alla mamma l'accaduto, al suo rientro da Messina, lei pianse disperata, ci accarezzò e disse che eravamo stati molto bravi e che non sapeva come avrebbe fatto senza di noi.

Intanto crescevamo. In quegli anni ricordo di avere letto centinaia di libri, di qualsiasi genere e di aver adorato la musica beat, che non mi stancavo di ascoltare. Tu invece non amavi quella musica, non ti piacevano i Beatles e mi prendevi in giro perchè io li credevo "mitici". "Ma che hanno di speciale questi scarafaggi, che fanno impazzire i giovani, non lo capirò mai!" Io allora pensavo che dicessi queste cose solo per spirito di contraddizione, per anticonformismo o che altro, e non mi rendevo conto che invece a te non piaceva quello che piaceva a tutti gli altri , perchè avevi una spiritualità diversa, perchè vedevi obiettivi e scelte più profonde, perchè i tuoi orizzonti erano molto più vasti.

Però, brontolando brontolando, venivi alle feste con me e ballavi anche bene. Avevi un forte senso del ritmo e già strimpellavi sul pianoforte della nonna, anche se in "clandestinità", perchè lei aveva sempre paura che si scordasse. In quelle occasioni, io ti facevo da palo, e quando la nonna si avvicinava ti facevo cenno di smettere.

Il tuo grande amico onnipresente Pippo Consentino ti teneva un pò più lontano da me, ma mi era simpatico e così era come se facesse parte della famiglia, mi pare che strimpelasse la chitarra e comunque condividevate tutto: scuola, musica, battutine. Non nascondo che ero un pò gelosa di lui, che mi aveva tolto il primato di compagna inseparabile di giochi.

E poi gli anni del liceo... Ti ricordo con un paio di baffetti impertinenti ed un sorriso radioso. Il senso dell'houmor di sempre, il rapporto "conflittuale" con la matematica (che studiavi sempre d'estate per gli esami a settembre), i buoni rapporti che avevi con i compagni di classe. Eri molto bravo con la metrica greca e anche latina, che invece non erano proprio il mio forte, a volte mi davi una mano, dicendo che per te erano facilissime perchè eri dotato di un certo orecchio musicale... ed io invece faticavo a seguire accenti e cesure...Se chiudo gli occhi, ti rivedo mentre leggi un libro di Guareschi, le cui battute esilaranti ci facevano ridere da matti. in effetti adoravamo leggere Guareschi, in tempi in cui non era considerato nemmeno uno scrittore. Ci sono frasi estrapolate dai suoi libri che fanno parte del nostro lessico familiare anche adesso, a distanza di 40 anni! Quanti viaggetti abbiamo fatto insieme durante le vacanze estive.... a Torino, a Napoli , a Corfù e Atene...Anche quando mi sono sposata eravamo insieme, tu mi hai accompagnato all'altare, hai fatto ancora una volta le veci di papà, perchè tu eri "l'uomo di casa", come diceva mamma.

E ora? l'esperienza terribile della tua ultima permanenza al Careggi, dove hai subito la tua crocifissione e a cui noi abbiamo assistito impotenti e pietrificati, ha cambiato tutto, ha azzerato tutto... Lo sapevamo tutti che la tua malattia era devastante, ma la tua forza e la tua voglia di vivere e di dare, ci aveva convinti che tu fossi più forte della malattia stessa. Tu stesso l'hai detto ,uno degli ultimi giorni in cui sei stato in grado di sussurrare qualche frase:

"Io non ho paura di morire, nè ho paura di vivere soffrendo; l'unica cosa che mi manca è una carezza della mamma, e questa sicuramente non l'avrò mai più"..

Achille, ti prego aiutami ad accettare il fatto che tu non ci sia più, io da sola non ce la faccio, sono quasi tre mesi che sono inebetita e straziata dal dolore, tu solo puoi aiutarmi a superare questo momento di depressione totale in cui sono caduta! Tu sei il mio "Grande fratello", io non ti posso perdere, non posso accettare di non avere più radici... di non sentire più la tua voce, le tue battute, il tuo conforto...Aiutami a continuare a vivere senza di te.

 

 

 


Ultimo aggiornamento 5/11/2017 - G. Artese