Don Achille Passalacqua

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V° anniversario

28/10/2014

31/05/2012 giorno dell'inaugurazione

ANNIVERSARIO 28/10/2010

 

rassegna stampa locale

Ottobre - Novembre 2009

Mistretta senza Frontiere

In cammino

 

resta sempre accanto a noi

 

 

 

 

Carissimi, 25 anni fa, come oggi, entravo nella Basilica Vaticana di San Pietro, lasciando alle mie spalle una parte della mia vita, irradiata dal sole, come quella sera, lo splendido colonnato del Bernini, e ne uscivo, dopo due ore, completamente trasformato, con un’inaspettata pioggia battente, segno delle innumerevoli grazie che avrebbero segnato il mio sacerdozio. Poco più di cinque anni prima, all’imbrunire del 16 ottobre 1978, in quella stessa piazza, per un singolare dono della Provvidenza, avevo sentito l’alito dello Spirito sulla Chiesa, attraverso il primo messaggio di Giovanni Paolo II, appena eletto Pastore supremo, successore di Pietro. Il desiderio di unirmi a lui, nel mio piccolo, nella missione della Chiesa si è poi inaspettatamente realizzato nell’ordinazione presbiterale del 31 maggio 1984. Sono sempre rimasto interiormente avvinto da questo mistero di Grazia, nel quale senza nessun programma umano e nessuna fortuita coincidenza mi sono legato per sempre e in modo così singolare alla Madre Chiesa e al Vicario di Cristo. Sono passati 25 anni da quel giorno e ringrazio il Signore di sentirmi ancora come quel giorno.
Il sacerdozio ministeriale è, per sua natura, ordinato all’esercizio del sacerdozio regale di tutti i battezzati. E questo ho cercato di fare, non solo con l’impegno e l’attività apostolica, ma anche con la preghiera e il sacrificio. Considero una grazia nella grazia aver potuto esercitare il presbiterato con queste modalità. La sera del 31 maggio 1984 mi portavo la gioia di una méta raggiunta e, in prospettiva, una quantità enorme di altre méte, altri traguardi, con tanti progetti. Progetti regolarmente falliti, per far posto a quegli altri che la mia umanità non aveva considerato, se non marginalmente o addirittura aveva ritenuto estranei al mio percorso esistenziale. Non uno dei miei desideri di allora ha trovato realizzazione, e neppure i desideri via via maturati nel corso di questi anni.
“Egli mi ha sottratto dalla morte, ha liberato i miei occhi dalle lacrime, ha preservato i miei piedi dalla caduta” (Sal 115, 9)
Voglio ringraziare di vero cuore il Cuore del Padre per avermi tenuto al riparo da ogni evasione, da ogni deriva, ed avermi donato ogni giorno la forza e l’entusiasmo. Poiché il prete senza entusiasmo non è un dono ma un peso.
E in questo ringraziamento comprendo innanzitutto la mia famiglia, i miei genitori e soprattutto la mia indimenticabile mamma, partecipe instancabile della mia vicenda umana e del mio ministero sacerdotale. Per lei nutro una gratitudine straordinaria per avermi sostenuto sempre, soprattutto nel dolore, nelle angustie, nelle prove e persino nei bisogni materiali di questa parrocchia.
Tante persone piene di carismi spirituali ho incrociato nella mia vita, e oggi voglio ancora ringraziarli. Il Servo di Dio Giovanni Paolo II il Grande, che mi ha imposto le mani consacrandomi sacerdote in eterno; il Servo di Dio don Pino Puglisi, che ho conosciuto quando avevo 16 anni, mi ha insegnato il gusto della Parola di Dio, il buonumore anche nei momenti bui, il coraggio sorridente e modesto di difendere il Vangelo, ad ogni costo; il mio Direttore spirituale don Filadelfio Longo, che per più di trent’anni ha vegliato, pregando tantissimo, sulla mia formazione e il mio cammino di perfezione; il vescovo Carmelo Ferraro, che ha segnato col suo esempio la mia vita di sacerdote, come egli stesso ha raccontato qui durante la festa della Madonna; il vescovo Ignazio, che mi ha affidato i difficili inizi di questa parrocchia; monsignor Michele Giordano, che ho incrociato nei primi passi di discernimento vocazionale; l’arciprete Gaetano Vicarioa che da 14 anni condivide con me il ministero in questa terra benedetta.
In questi venticinque anni, di cui sei passati in ospedale, ho incontrato fratelli e sorelle, veri cirenei e samaritani, che mi hanno aiutato, in camice o in pigiama o con la stola, a superare incredibili prove.
Il mio ringraziamento a tutti voi, fratelli e sorelle di questa parrocchia, e amici venuti qui da ogni dove, specialmente dal mio paese, Mistretta, che costantemente illumina di fede e di zelo i miei passi e orienta le mie scelte di pastore e guida. Ringrazio anche quanti sono venuti da Patti Marina e da Gioiosa, dove ho esercitato i primordi del mio ministero. E tutti quelli che a vario titolo, Associazione S. Cecilia, GRIS, Presenza del Vangelo, Terz’Ordine Francescano, TLC, Cursillos, Unitalsi, etc., fanno corona a questa celebrazione.
Grazie a quanti in questi diciotto anni di permanenza a Rocca mi sono stati vicini e solidali, mi hanno collaborato e tuttora collaborano con spiccato senso di gratuità, e sopportando eroicamente i miei difetti: catechisti, ministri straordinari della Comunione, l’Associazione Maria SS. del Tindari, che, anno dopo anno, costruisce esperienze di solidarietà ed efficienza, sempre nella concordia e in spirito costruttivo, l’Apostolato della Preghiera, il Gruppo di preghiera di S. Pio, l’Associazione Familiari Vittime della Strada.
Grazie al mondo associativo caprileonese che si è sempre dimostrato attento e sensibile, collaborando spesso in modo determinante al raggiungimento dell’aggregazione sociale e culturale della nostra giovane comunità. Grazie alle famiglie tutte che negli anni vedono crescere il loro senso di appartenenza alla comunità parrocchiale e che hanno sempre accolto e promosso le indicazioni pastorali, talvolta innovative, severe, impegnative. Grazie alle autorità civili e militari di questa comunità, di ieri e di oggi, sempre attente, disponibili, operative, collaborative, nel rispetto pieno e costante della distinzione dei ruoli e dell’unico obiettivo, il servizio alla comunità. Tutto quello che avete fatto e fate per me, anche in questa lieta ricorrenza, lo considero fatto al Signore Gesù, Unico Eterno Sommo Sacerdote. Ringrazio, infine, le Suore che, per i primi cinque anni della mia permanenza a Rocca, sono state l’anima della parrocchia, proprio nel suo sorgere, anche se poi hanno imboccato strade diverse, lontane dalla comunione ecclesiale. Prego vivamente il Signore che le illumini e le riconduca presto alla comunione piena, Lui che, solo, conosce i segreti e i cuori di ciascuno.
Ma oggi sento anche il dovere di chiedere perdono a Dio per aver troppe volte ceduto all’affermazione del mio carattere anche contro la carità e la comunione. Chiedo perdono a voi, carissimi fratelli e sorelle, per non aver fatto sempre e fino in fondo il mio dovere, cedendo talvolta alla stanchezza e allo scoraggiamento. Vi chiedo scusa per non aver sempre ponderato con saggezza le mie scelte spirituali e pastorali. Vi chiedo perdono per aver privilegiato, seppur in buona fede, persone che incautamente ritenevo apostolicamente promettenti per il cammino della parrocchia, trasgredendo il comando del Signore: “Non date le perle ai porci, che non vi accada che poi si voltino contro di voi per sbranarvi” (Mt 7, 6); vi chiedo perdono poiché, per seguire inutilmente alcuni, forse ho trascurato altri, che meritavano più attenzione, più dedizione.
Anche per questi motivi ho chiesto tante volte e in tanti modi al vescovo di sollevarmi da questo incarico.
Il Signore è ricco di misericordia e di sorprese: non so quanto tempo ancora mi resta per recuperare il tempo perduto e guidare ancora questa piccola barca. A voi chiedo di pregare perché la tempesta non mi faccia disperare, ma sia l’occasione per ritrovare ancora l’insonne Maestro al timone e la Stella del mare che indica la rotta sicura. E per questo, dalla Provvidenza di Dio imploro per questa parrocchia il dono di sante e ferventi vocazioni sacerdotali, missionarie e religiose.
All’Eterna e Divina Trinità ogni onore e gloria. Alla Madre della Chiesa e dei Sacerdoti e a tutti i Santi nostri protettori, lode e benedizione nei secoli dei secoli.
Rocca di Capri Leone, 31 maggio 2009
Don Achille Passalacqua

 


Ultimo aggiornamento 5/11/2017 - G. Artese