Commemorazione di Padre Achille Passalacqua nel 5° anniversario del suo ritorno alla Casa del Padre Mistretta

Chiesa Madre, 28 Ottobre 2014

Quando il 28 ottobre dell’anno scorso, al termine della Messa presieduta da padre Damiano Amato, padre Michele mi propose di ricordare Achille nella commemorazione del 2014 come apostolo della comunicazione, subito mi venne in mente ciò che caratterizzò sempre la sua persona: lo stile di porsi in modo diretto, senza fronzoli, con un’oratoria chiara, che faceva intuire dove voleva arrivare, con pochissimi giri di parole. Questo lo possono affermare quelli che l’hanno conosciuto ma lo posso affermare pure io in una duplice veste: per averlo avuto come padre spirituale dal Giugno 1984 all’ottobre del 2009, ma anche come consigliere fidatissimo, amico vero, promotore e sostenitore di quella struttura editoriale che si chiama «In Cammino», mensile d’ispirazione cattolica di Patti, da me fondato e diretto sin dal 1990. Padre Achille Passalacqua ha collaborato con «In Cammino» per ben 19 anni non solo con i suoi mirabili e puntuali interventi pubblicati nel giornale ma  altresì come Assistente spirituale della nostra Redazione, predicando i ritiri mensili e le varie celebrazioni redazionali allargate ai giornalisti pattesi e dell'intero comprensorio; come non ricordare la festa di San Francesco di Sales, patrono dei giornalisti che, ogni 24 gennaio, vedeva riuniti gli operatori dell’informazione del comprensorio pattese per ascoltare la sua omelia, tanto attesa per tale occasione, pronunciata durante la Santa Messa. Tutti coloro che lo hanno conosciuto hanno apprezzato le sue qualità culturali, la sua vivacità e la sua arguzia che lo rendevano abile nei dibattiti, lucido nella predicazione, preciso nei contenuti ma anche un po’ insofferente per ciò che poteva risultare inutile. Le sue omelie non erano mai esagerate, mai lontane dalla realtà e dall’esperienza di tutti i giorni. Su questa terra non è passato certamente inosservato, ad ognuno ha lasciato un messaggio positivo, come un qualcosa di sé che oggi fa parlare e fa esprimere pensieri nobili sul suo operato; grande comunicatore, è intervenuto spesso sul nostro giornale e su altri con articoli e contributi arguti, lucidi e illuminanti, manifestando amore a Cristo e alla sua Chiesa, contribuendo con suggerimenti e proposte alla stesura degli articoli nella seguitissima rubrica «Senzanestesia», che poi l’agopuntore assemblava. Non smetteva di leggere e di aggiornarsi, mostrando così uno spiccato senso della sua responsabilità di sacerdote dedicato alla salvezza delle anime. Anche nell’ultimo periodo, quando la malattia lo aveva indebolito di più, ha conservato la sua arguzia, frutto di un paziente e lungo lavoro su se stesso. Non è stata facile la vita di padre Achille; io, che gli sono sempre stato vicino sin dal 1979, sono venuto a conoscenza delle molteplici difficoltà incontrate da questo zelantissimo sacerdote; sicuramente lo hanno provato non poco, mai frenato. Non gli sono mancate le incomprensioni, anche da parte dei suoi superiori e confratelli; si è molto amareggiato, ma non è fuggito dalla radicalità evangelica. Insomma, era uno che col suo rigore e con la sua schiettezza dava fastidio e in effetti, era severo, ma prima con se stesso e poi con gli altri e tale atteggiamento rigoroso lo portava ad essere esigente. Alcuni gli facevano notare la sua severità, ma egli la giustificava con la preoccupazione, direi tutta sacerdotale, della salvezza delle anime. Davvero la “salus animarum, prima lex” lo ha segnato profondamente e non si è mai vergognato del Vangelo, davanti a questa generazione che tanto spesso rischia di perdere la via della vita. E ora Gesù non solo non si è vergognato di questo suo figlio, ma con un po’ di orgoglio, osiamo pensare, lo ha presentato al Padre perché fosse accolto tra i suoi santi. Ai fratelli si è donato senza riserve. Ha donato la parola di Dio di cui si nutriva abbondantemente, considerandola come regola suprema della fede, nutrimento dell’anima e sorgente pura e perenne della vita spirituale. Per questo la sua predicazione era sempre di alto profilo, perché preparata con cura, nella preghiera, animata dalla parola di Dio, ancorata fedelmente sul magistero della Chiesa, sostenuta dalla sapienza dei Padri e comunicata con una eccezionale capacità di farsi ascoltare, capire e direi, gustare. A buon ragione padre Achille può essere definito l’apostolo della comunicazione; egli era profondamente consapevole che la testimonianza cristiana è un fattore fondamentale di educazione che favorisce, con il suo stesso esserci, una vita umana più positiva e più buona sulla terra. Se la Chiesa sta in silenzio, non annuncia Gesù Cristo, non coinvolge la libertà degli uomini nel grande evento della salvezza cristiana, allora questa assenza favorisce il dilagare del male, nel cuore dell’uomo e della società. E padre Achille non è stato MAI in silenzio! Mi piace condividere con voi anche un pensiero scritto alle ore 13 di oggi da Mons. Francesco Miccichè, Vescovo emerito di Trapani sul profilo facebook de «In Cammino», a commento di un articolo che avevo scritto stamattina nel sito del nostro giornale: “Ho conosciuto don Achille, presbitero solare, aperto, disponibile, gioviale, generoso, vero uomo di Dio a servizio del suo Regno”. Come apostolo della comunicazione, infine, ha donato ai fratelli la ricchezza del suo cuore sacerdotale aperto alle necessità spirituali e materiali di tutti, ma in modo speciale dei più piccoli, dei poveri e dei più bisognosi. L’ho notato in modo particolare durante il periodo estivo, che, per ben 18 anni, ho condiviso con lui; ciò mi ha dato la possibilità di apprezzare quanto egli fosse vicino ai suoi fedeli, ne condividesse i problemi e le attese e come da essi fosse conosciuto e amato. Come non ricordarlo la sera di sabato 3 ottobre 2009, nel suo saluto al termine della Messa celebrata dal Vescovo nella sua parrocchia di Rocca in occasione della Cresima ad un gruppo di giovani; io ero presente perchè lui mi aveva invitato a suonare l’organo in quella circostanza: “Carissimi, lunedì 5 parto" Per questo la sua predicazione era sempre di alto profilo, perché preparata con cura, nella preghiera, animata dalla parola di Dio, ancorata fedelmente sul magistero della Chiesa, sostenuta dalla sapienza dei Padri e comunicata con una eccezionale capacità di farsi ascoltare, capire e direi, gustare. A buon ragione padre Achille può essere definito l’apostolo della comunicazione; egli era profondamente consapevole che la testimonianza cristiana è un fattore fondamentale di educazione che favorisce, con il suo stesso esserci, una vita umana più positiva e più buona sulla terra. Se la Chiesa sta in silenzio, non annuncia Gesù Cristo, non coinvolge la libertà degli uomini nel grande evento della salvezza cristiana, allora questa assenza favorisce il dilagare del male, nel cuore dell’uomo e della società. E padre Achille non è stato MAI in silenzio! Mi piace condividere con voi anche un pensiero scritto alle ore 13 di oggi da Mons. Francesco Miccichè, Vescovo emerito di Trapani sul profilo facebook de «In Cammino», a commento di un articolo che avevo scritto stamattina nel sito del nostro giornale: “Ho c per Firenze per un ricovero che si prospetta più lungo del solito; vi accompagno con la preghiera e vi esorto ad essere sempre in comunione con la Chiesa”. Per tutto questo egli non è morto, ma continua a vivere. Caro Achille, noi non ci dimenticheremo di te, non ti dimenticheranno quelli che ti hanno conosciuto, quelli che hai amato, che hai custodito, quelli che hai fatto nascere alla fede con il battesimo, quelli che hai perdonato nel nome di Dio, quelli che hai nutrito con il pane eucaristico, quelli ai quali hai benedetto le nozze, quelli che hai consolato, quelli che hai aiutato. Per noi è stato triste lasciarti, è stato duro dirti addio ma, come diceva l’arcivescovo mons. Carmelo Ferraro all’inizio della celebrazione dei suoi funerali in questa splendida Chiesa Madre. “Rendiamo grazie al Signore, per averlo creato, per avercelo dato come fratello, amico, servo, ministro, missionario, sacerdote e testimone. Vogliamo unire la lode, il ringraziamento per averlo fatto crescere in una famiglia speciale, con l’ombra della croce per la morte del padre, con una mamma bellissima e fortissima”, l’indimenticata mamma Luciana. Per concludere, con Sant’Agostino diciamo: «Signore, tu capisci tutto, anche le lacrime, ma noi ti chiediamo scusa per le nostre lacrime. Non ti chiediamo perché ci hai tolto padre Achille, non ci lamentiamo perché ce lo hai tolto troppo presto, noi ti ringraziamo per il tempo che ce lo hai lasciato».